
La prossima stagione
comincia con l’analisi
di quella attuale
Manca poco alla chiusura quali dati di marketing dovrebbe iniziare a leggere un resort?
Per molti resort, non è ancora il momento dei bilanci definitivi. Ci sono camere da vendere, ospiti da accogliere, richieste da gestire e probabilmente qualche settimana sulla quale concentrare le ultime attività commerciali. Tuttavia, può essere utile iniziare a raccogliere alcune informazioni mentre i dati e le dinamiche operative sono ancora freschi.
Personalmente partirei da poche domande concrete:
- Quali periodi sono stati venduti con maggiore difficoltà?
- Quando sono arrivate le prenotazioni per quelle settimane?
- Quali mercati e canali hanno prodotto più fatturato?
- Qual è stato il rapporto tra richieste ricevute e prenotazioni confermate?
- Quanto hanno inciso cancellazioni, offerte e riduzioni di prezzo?
- Quali tipologie di camera e trattamenti hanno avuto la resa migliore?
- Quanto fatturato è arrivato direttamente e con quale costo di acquisizione?
Non basta sapere se il fatturato è aumentato o diminuito.
È importante leggerlo insieme a occupazione, ADR, RevPAR, durata media del soggiorno, booking window, costo commerciale e valore medio della prenotazione.
Un risultato migliore può dipendere da prezzi più alti, da una maggiore occupazione, da soggiorni più lunghi o da una diversa distribuzione. Allo stesso modo, un fatturato in crescita non rappresenta necessariamente un miglioramento se per ottenerlo sono aumentati troppo i costi o la dipendenza dagli intermediari.
Questo ultimo mese può quindi servire anche a osservare, raccogliere e classificare i dati.
Non per avere subito tutte le risposte, ma per arrivare alla programmazione della prossima stagione con qualche informazione in più e qualche sensazione in meno.
Il consuntivo di marketing non coincide con il fatturato
Quando si parla di risultati stagionali, il fatturato è naturalmente il primo dato che si guarda. È un dato fondamentale, ma da solo racconta soltanto una parte della storia.
Dal punto di vista del marketing, occorre comprendere come quel fatturato sia stato generato. Due resort possono ottenere lo stesso risultato economico attraverso percorsi molto diversi: uno può aver lavorato soprattutto con clientela diretta e campagne misurabili; l’altro può aver avuto una forte esposizione sulle OTA, commissioni più alte e minore controllo sulla relazione con l’ospite.
Anche all’interno della stessa struttura, confrontare soltanto il fatturato con quello dell’anno precedente può portare a conclusioni incomplete. Se il fatturato cresce del 10%, ma aumentano del 30% gli investimenti pubblicitari, le commissioni e gli sconti applicati, il dato merita una lettura più approfondita.
Per questo, oltre al risultato finale, proverei a ricostruire il percorso che ha portato alla prenotazione:
- Da quale mercato proveniva il cliente?
- Attraverso quale canale ha conosciuto il resort?
- Quali pagine, offerte o contenuti ha consultato?
- Ha inviato una richiesta oppure ha prenotato direttamente?
- Quanto tempo è trascorso tra il primo contatto e la conferma?
- Qual è stato il valore della prenotazione?
- Quanto è costato acquisire quel cliente?
Non sempre sarà possibile ricostruire ogni passaggio. I sistemi di tracciamento hanno limiti, gli utenti si muovono tra dispositivi diversi e molte prenotazioni vengono influenzate da più punti di contatto.
L’obiettivo realistico non è ottenere una fotografia perfetta, ma costruire una lettura sufficientemente attendibile per prendere decisioni migliori.
Capire dove la domanda è stata debole
Le settimane che si vendono facilmente rischiano di assorbire gran parte dell’attenzione, perché producono numeri gratificanti. Dal punto di vista del marketing, però, spesso sono i periodi più difficili a offrire le indicazioni più utili.
Bisognerebbe individuare con precisione quando la domanda ha rallentato. Non genericamente “a giugno” o “a settembre”, ma possibilmente settimana per settimana, distinguendo almeno tra richieste, prenotazioni, occupazione e valore prodotto.
Una settimana debole può dipendere da problemi diversi:
- domanda insufficiente sul mercato;
- comunicazione iniziata troppo tardi;
- prezzo poco competitivo o poco coerente con il valore percepito;
- offerta non adatta al pubblico raggiunto;
- scarsa disponibilità delle tipologie più richieste;
- processo di prenotazione complesso;
- tempi di risposta troppo lunghi;
- investimento pubblicitario insufficiente o distribuito male;
- eccessiva dipendenza da un solo mercato o canale.
La soluzione, quindi, non è automaticamente aumentare il budget o applicare uno sconto. Prima bisognerebbe capire in quale punto si è fermato il processo.
Se sono mancate le visite qualificate al sito, il problema può riguardare la visibilità. Se le visite ci sono state ma non sono arrivate richieste o prenotazioni, occorre osservare proposta, contenuti, prezzi e usabilità.
Se le richieste sono state numerose ma le conferme poche, il tema può essere commerciale: qualità dei preventivi, velocità di risposta, follow-up e capacità di trasformare l’interesse in prenotazione.
Questa distinzione è importante perché ogni problema richiede un intervento diverso.
Richieste e prenotazioni: misurare anche ciò che avviene prima della vendita
Molti resort ricevono una parte rilevante delle richieste tramite moduli, email, telefono o WhatsApp. Se questi contatti non vengono raccolti in modo ordinato, una parte importante dell’attività di marketing rimane invisibile.
Il numero delle richieste, da solo, non è sufficiente. Sarebbe utile registrare almeno:
- data della richiesta;
- periodo richiesto;
- numero e composizione degli ospiti;
- mercato di provenienza;
- canale o campagna di origine, quando disponibile;
- valore del preventivo;
- esito della trattativa;
- valore della prenotazione confermata;
- motivo della mancata conferma, se conosciuto.
Da questi dati si può calcolare il tasso di conversione da preventivo a prenotazione e, soprattutto, confrontarlo per periodo, mercato, canale, trattamento e tipologia di soggiorno.
Un tasso medio generale può nascondere differenze rilevanti. Una campagna potrebbe produrre molte richieste ma poche vendite; un’altra potrebbe generare meno contatti, ma di maggiore qualità e con un valore medio più alto.
Senza collegare richieste, prenotazioni e fatturato, si rischia di premiare il canale che produce più volume anziché quello che produce più valore.
Anche i preventivi non confermati possono offrire indicazioni. Non sempre il cliente dirà perché non ha prenotato, ma una classificazione semplice delle cause note — prezzo, disponibilità, trattamento, sistemazione, mancata risposta o scelta di un’altra destinazione — aiuta a individuare ricorrenze sulle quali lavorare.
Leggere la booking window per sapere quando comunicare
La finestra di prenotazione indica quanto tempo passa tra la data di prenotazione e quella di arrivo. È uno dei dati più utili per programmare le attività di marketing, perché aiuta a comprendere quando nasce la domanda per ciascun periodo.
Se gli ospiti tedeschi prenotano mediamente con quattro mesi di anticipo e quelli italiani con quattro settimane, non ha molto senso comunicare allo stesso modo e nello stesso momento a entrambi.
Allo stesso modo, una famiglia che cerca un soggiorno di due settimane può avere tempi di decisione diversi da una coppia interessata a un fine settimana.
La finestra di prenotazione andrebbe quindi letta per:
- mercato geografico;
- periodo di soggiorno;
- tipologia di cliente;
- durata della permanenza;
- canale di vendita;
- valore della prenotazione.
Questa analisi consente di costruire un calendario marketing meno dipendente dall’urgenza. Se una determinata settimana ha iniziato a vendere a febbraio, aspettare maggio per promuoverla significa probabilmente arrivare quando una parte della domanda ha già scelto.
Al contrario, investire troppo presto su un pubblico che decide prevalentemente sotto data può produrre traffico e interazioni senza generare un numero proporzionato di prenotazioni.
L’obiettivo non è trovare un’unica finestra valida per tutta la stagione, ma riconoscere che ogni periodo e ogni segmento possono avere tempi differenti.
Mercati geografici: non fermarsi al numero delle prenotazioni
Conoscere le nazionalità presenti in struttura è utile, ma per orientare il marketing occorre andare oltre il semplice conteggio degli ospiti.
Per ogni mercato sarebbe opportuno osservare almeno:
- fatturato complessivo;
- numero di prenotazioni;
- valore medio;
- durata media del soggiorno;
- anticipo di prenotazione;
- tasso di cancellazione;
- costo pubblicitario;
- costo per prenotazione o per richiesta qualificata;
- periodi maggiormente richiesti;
- tipologie di camera e trattamenti preferiti.
Un mercato numericamente più piccolo può risultare interessante perché prenota prima, soggiorna più a lungo o sceglie sistemazioni di valore superiore.
Al contrario, un mercato che genera molte prenotazioni può concentrarsi esclusivamente sui periodi già facili da vendere, offrendo quindi un contributo limitato alla strategia di destagionalizzazione.
La domanda da porsi non è soltanto “da quale Paese arrivano più clienti?”, ma “quale funzione svolge ogni mercato all’interno della stagione?”.
Alcuni mercati possono sostenere l’apertura, altri l’alta stagione, altri ancora le ultime settimane. Questa lettura permette di distribuire budget e contenuti in modo più consapevole.
Valutare i canali sulla base del valore prodotto
Sito ufficiale, campagne Google e Meta, portali, email marketing, database clienti, attività organica e partnership non dovrebbero essere valutati con lo stesso criterio.
Ogni canale interviene in una fase diversa del percorso. Una campagna social può far conoscere il resort a persone che non lo stavano ancora cercando; Google può intercettare una domanda più vicina alla prenotazione; l’email marketing può riattivare clienti che hanno già soggiornato.
Per questo, attribuire tutto il merito all’ultimo clic può essere riduttivo. Tuttavia, è comunque necessario stabilire alcuni indicatori comuni: spesa, richieste, prenotazioni, fatturato, costo di acquisizione, valore medio e ritorno sull’investimento pubblicitario.
Quando possibile, andrebbero aggiunti anche i costi meno visibili: commissioni, fee tecnologiche, sconti esclusivi, costi di gestione e tempo necessario per lavorare i contatti.
Il canale più conveniente non è necessariamente quello che costa meno, ma quello che genera valore sostenibile, porta il cliente giusto e lascia alla struttura un margine adeguato.
La reputazione costruita oggi influenzerà la prossima stagione
L’analisi della stagione non può limitarsi alle prenotazioni, alle campagne e ai risultati economici. C’è un altro dato che merita di essere osservato con attenzione: la reputazione costruita durante i mesi di apertura.
Le recensioni pubblicate dagli ospiti non rappresentano soltanto il giudizio sull’esperienza appena conclusa. Diventano parte del processo decisionale dei clienti che valuteranno il resort nei mesi successivi.
Quando una persona arriva sul sito dopo aver visto una campagna, molto spesso non prenota immediatamente. Cerca il nome della struttura, consulta Google, legge le recensioni sulle OTA, osserva le fotografie pubblicate dagli ospiti e confronta le esperienze raccontate.
In questa fase, la reputazione può rafforzare il lavoro del marketing oppure indebolirlo.
Una comunicazione efficace può generare attenzione e portare traffico qualificato al sito. Tuttavia, se le recensioni più recenti raccontano disservizi ricorrenti, scarsa pulizia, manutenzione insufficiente, qualità del cibo non coerente con le aspettative o una gestione poco attenta dei reclami, una parte degli utenti può interrompere il percorso prima della prenotazione.
Questo significa che una cattiva reputazione può incidere direttamente su diversi aspetti:
- ridurre il tasso di conversione del sito e del booking engine;
- aumentare il numero di richieste che non diventano prenotazioni;
- rendere il cliente più sensibile al prezzo;
- costringere la struttura a ricorrere più frequentemente a sconti e promozioni;
- aumentare il costo necessario per acquisire una prenotazione;
- favorire strutture concorrenti con una reputazione più solida;
- rendere più difficile la vendita diretta;
- indebolire la fiducia nei confronti delle promesse contenute nelle campagne.
Un resort con una reputazione debole può quindi trovarsi a investire di più per ottenere risultati inferiori. Le campagne continuano a generare visite e richieste, ma la fiducia necessaria per completare la prenotazione viene meno nel momento del confronto.
In questi casi il problema non è necessariamente la qualità della campagna. Il marketing può portare il potenziale cliente davanti alla struttura, ma non può cancellare ciò che gli ospiti precedenti hanno raccontato.
Per questo motivo, non mi fermerei alla valutazione media complessiva. Un punteggio sintetico può nascondere criticità importanti oppure essere influenzato da recensioni accumulate nel corso di molti anni.
Sarebbe più utile analizzare soprattutto i giudizi dell’ultima stagione e classificare gli argomenti che ricorrono con maggiore frequenza:
- accoglienza e qualità del servizio;
- pulizia delle camere e degli spazi comuni;
- manutenzione della struttura;
- ristorazione;
- spiaggia e servizi inclusi;
- animazione e attività;
- corrispondenza tra fotografie, descrizioni ed esperienza reale;
- rapporto tra prezzo pagato e qualità percepita;
- gestione dei problemi e dei reclami.
L’obiettivo non dovrebbe essere rispondere soltanto alle recensioni negative, ma capire se dietro più commenti simili esiste un problema strutturale.
Se diversi ospiti segnalano la stessa criticità, quella criticità non riguarda più soltanto il reparto operativo. Diventa anche un problema commerciale e di marketing, perché influenzerà le decisioni dei clienti futuri.
Anche le risposte pubblicate dalla struttura contribuiscono alla reputazione. Una risposta aggressiva, standardizzata o difensiva può peggiorare la percezione del problema. Una risposta chiara e rispettosa, invece, non elimina il disservizio ma dimostra a chi legge che la struttura ascolta, si assume le proprie responsabilità e interviene.
La reputazione, però, non si corregge con le sole risposte online. Se l’esperienza reale non cambia, nella stagione successiva arriveranno recensioni simili. Il lavoro deve quindi collegare marketing, direzione e reparti operativi.
Prima di programmare le nuove campagne sarebbe utile chiedersi se le promesse che intendiamo comunicare siano realmente sostenute dall’esperienza offerta.
Quando comunicazione ed esperienza coincidono, le recensioni rafforzano il posizionamento e rendono più credibile la proposta commerciale. Quando invece la comunicazione promette più di quanto la struttura riesca a mantenere, il marketing può aumentare le aspettative e, di conseguenza, amplificare l’insoddisfazione.
La reputazione maturata in questa stagione diventerà quindi una delle condizioni di partenza della prossima. Non è un elemento separato dalle campagne, ma una variabile che può influenzarne concretamente l’efficacia.
Controllare se il tracciamento racconta una storia credibile
Prima di utilizzare i dati per decidere i budget futuri, conviene verificare che il sistema di misurazione funzioni correttamente.
Il booking engine registra tutte le prenotazioni? Il valore trasmesso alle piattaforme pubblicitarie è corretto? Le prenotazioni telefoniche o via email vengono ricondotte, quando possibile, alla fonte originaria? Le campagne utilizzano parametri coerenti? I moduli di richiesta sono tracciati? Esistono duplicazioni delle conversioni?
Una dashboard ordinata non garantisce automaticamente dati affidabili. Se una prenotazione viene conteggiata due volte, se il valore comprende o esclude elementi diversi oppure se una parte del percorso avviene su domini non collegati correttamente, le conclusioni possono essere sbagliate.
L’ultimo mese di attività può essere il momento adatto per annotare le anomalie riscontrate e predisporre le correzioni. Rimandare tutto alla riapertura significa spesso trovarsi nuovamente a fare campagne mentre il sistema di misurazione è ancora incompleto.
Dall’analisi al piano marketing della prossima stagione
La raccolta dei dati ha senso soltanto se porta a decisioni operative. Il passaggio successivo dovrebbe essere la costruzione di una mappa semplice della stagione futura.
Per ogni settimana o gruppo di settimane si possono definire:
- obiettivo di fatturato e occupazione;
- pubblico prioritario;
- mercati geografici da presidiare;
- prodotto e trattamento da proporre;
- anticipo con cui iniziare la comunicazione;
- canali da utilizzare;
- budget indicativo;
- soglie di controllo;
- eventuali azioni correttive.
Questo approccio permette di non trattare tutta la stagione come un unico blocco. Un resort può avere bisogno di aumentare il prezzo nei periodi forti, sostenere la domanda in alcune settimane intermedie e costruire un prodotto specifico per l’inizio o la fine della stagione.
Anche le offerte dovrebbero nascere da questa lettura. Prima di applicare una riduzione generalizzata, è utile chiedersi quale problema debba risolvere: anticipare le prenotazioni, aumentare la permanenza media, vendere una tipologia precisa, raggiungere un nuovo mercato oppure sostenere un periodo debole.
Se non è chiaro l’obiettivo, lo sconto rischia di ridurre il valore di prenotazioni che sarebbero arrivate comunque.
Un lavoro da iniziare ora, senza smettere di vendere
Manca ancora un mese alla chiusura e le priorità operative restano importanti. Non si tratta di fermare la vendita per dedicarsi esclusivamente ai report, né di anticipare conclusioni quando la stagione è ancora in corso.
Si può però iniziare da un lavoro sostenibile: scegliere pochi indicatori, verificare che siano attendibili e confrontarli con lo stesso periodo dell’anno precedente.
Parallelamente, si possono annotare le settimane critiche, le domande ricorrenti dei clienti, le difficoltà incontrate dal reparto commerciale e le campagne che hanno prodotto risultati diversi dalle attese.
Alla chiusura, questi elementi potranno essere completati con i dati definitivi e trasformati in un piano.
Ogni struttura ha caratteristiche, mercati e obiettivi differenti. Non esiste un modello identico per tutti e non sempre un singolo indicatore consente di spiegare ciò che è accaduto.
Proprio per questo, credo sia utile partire dai dati della propria struttura e metterli in relazione con le decisioni prese durante la stagione.
L’ultimo mese non serve soltanto a vendere le camere ancora disponibili. Può diventare il primo momento di lavoro sulla stagione successiva.
Non per prevedere tutto, ma per arrivare alle prossime scelte di marketing conoscendo meglio la domanda, i clienti, i canali e il reale costo delle prenotazioni.
In altre parole: meno impressioni generali e più domande precise.
Le risposte non saranno sempre immediate, ma possono offrire una base più solida sulla quale costruire il prossimo anno.
Villaggio Sold Out
Autore: Giovanni Cerminara
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